05/01/2025

Chiesa dell’Opsa diventa santuario. Dono di Grazia per tutti

Chiesa dell’Opsa Il vescovo Claudio l’ha elevata a santuario in onore di Maria Madre della Provvidenza. La casa di Sarmeola è uno dei luoghi giubilari

«Perché un santuario all’Opera della Provvidenza Sant’Antonio? Il motivo principale è che qui sono custoditi, onorati, celebrati e vissuti i sacramenti». Ha esordito così il vescovo Claudio, domenica 22 dicembre, nell’omelia della celebrazione eucaristica in cui ha dedicato la chiesa dell’Opsa e l’ha elevata a santuario in onore di Maria Madre della Provvidenza. «Innanzitutto il sacramento dei fragili, dei deboli. Che sia il sacramento dell’incontro con il Signore viene attestato dalle Sacre Scritture e dal magistero della Chiesa. Papa Francesco sintetizza dicendo: “I credenti, quando vogliono vedere di persona Gesù e toccarlo con mano, sanno dove rivolgersi: i poveri sono sacramento di Cristo, rappresentano la sua persona e rinviano a lui”. In questa casa i poveri ci sono! Forse non si tratta di povertà economica ma di condizione fisica, psichica, relazionale, intellettuale». Un secondo sacramento celebrato e vissuto all’Opsa: quello dell’umanità e della sua bellezza. «Quell’umanità che è impasto di sentimenti, sguardi, parole e gesti. Il sacramento ha una materia composta di tempo, spazio e corpo, ha un volto: quello della persona umana. Gesù si è rivestito di questa nostra umanità, il Figlio di Dio ha assunto questa forma umana. L’umanità di Gesù fa sì che ogni persona abbia le sue fattezze e gli assomigli! (…) Quanti sono sensibili ai fragili hanno dato testimonianza e permettono di riconoscere nell’umanità il santuario della presenza del Signore: la nostra carne e la nostra storia sono abitate da Dio, parlano di Dio; più siamo umani più ci avviciniamo al divino, più assomigliamo all’uomo Gesù più ci si innalza alla dignità di figli di Dio. La nostra umanità continua a essere veste, “la pelle” del Signore risorto e del suo Spirito: “Del tuo Spirito Signore è piena la terra” e vediamo l’azione del tuo Spirito nell’umana dedizione ai fragili! Per questo chi si dedica a loro come volontario, professionista, amico o fratello dà una immagine di umanità che parla al nostro mondo». Terzo sacramento: «Quello della storia, compresa questa piccola storia lunga ormai settant’anni. Sono stati anni di fedeltà, di carità, di amore: quanto amore e fiducia gli ospiti hanno donato agli operatori, ai volontari, alle tante suore, alle famiglie. Sì, soprattutto gli ospiti hanno dispensato amore con i loro sorrisi, con le loro domande, con le loro reazioni istintive. Ci siamo sentiti amati, noi che volevamo essere generosi! E quanta dedizione per stare accanto a loro ed essere vicini a loro! Giovani italiani e stranieri, genitori e familiari, operatori, volontari, dirigenti: tutti uniti per amore degli ospiti: è una storia santa! Possiamo affermare che è una storia modellata sull’umanità di Gesù, guidata dalle sue parole e dai suoi gesti, animata dal suo Spirito». E ancora: «Qui in questa chiesa si celebra l’eucaristia, come in altre cappelle visto che qui risiedono oltre trenta presbiteri (…) Sono fondamentali i tempi della preghiera e la celebrazione dell’eucaristia perché diventano il filtro, la prospettiva attraverso cui riconosciamo nella nostra fragilità, umanità, storia non la privazione di un bene ma la diversità e ricchezza umana dell’amore e la preziosità della vita. In questo luogo dunque viene custodita la fede con opere visibili, con azioni e soprattutto con fatti: è un santuario! Qui i nostri cuori possono rinvigorirsi e trovare motivazioni per vivere e per vivere nella gioia». L’elevazione della chiesa dell’Opsa a santuario mariano e la liturgia di dedicazione celebrata «sono il riconoscimento ecclesiale della grazia custodita e offerta a tutta la Diocesi. (…) Come una chioccia raccoglie sotto le sue ali i suoi pulcini – questa è l’intuizione architettonica della Chiesa edificio dell’Opsa – così qui trovano, anzi troviamo, rifugio e conforto: sotto le ali protettrici e provvidenti del Signore. Il Vangelo della Grazia infatti annunciato e proclamato da questo santuario è l’amore del Signore, la sua misericordia». Il santuario elevato il 22 dicembre «ci rimanda al “provvedere” del Signore, come fa per gli uccelli del cielo e i pesci del mare, per la vita di tutti i suoi figli e di tutte le sue creature. Nel suo provvedere vediamo la preferenza riservata alla fragilità e vulnerabilità tanto che il Padre di Gesù e di tutti noi dove vede il dolore convoglia il suo amore. Da questa fede della Chiesa nasce il titolo del santuario dedicato a Maria, Madre della Provvidenza».

Le parole di don Roberto Ravazzolo

«È con profonda emozione e gratitudine che mi faccio voce di tutti i presenti, in particolare degli ospiti e dei loro familiari, dei collaboratori e degli amici della nostra casa per ringraziare il vescovo per questo segno. (…) Questo tempio è reso prezioso non solo dalle opere d’arte, ma soprattutto dalle attese, dalla voglia di vivere, dalle amicizie, dalla sofferenza e dalla sempre impegnativa elaborazione del lutto di tante persone che nei 64 anni di vita dell’Opera sono passate tra queste mura, lasciando un po’ di se stessi, trovandovi un’oasi di pace e un luogo di ricarica interiore e non solo. Ora che la nostra chiesa è diventata santuario ed è luogo giubilare (…) continuerà ad arricchirsi e ad arricchire, sotto lo sguardo di Maria, Madre della Provvidenza».

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)
Condividi su: